venerdì 19 marzo 2010
Improvvisando e recitando con i linguaggi della musica classica, della lirica e del Jazz
giovedì 11 marzo 2010
I grandi pianisti italiani: Riccardo Arrighini
L’uomo, la sensibilità artistica, il talento, il bambino
(di Giovanna di Lauro - Anna Voig)-
“ …………….Un UOMO VERO (o donna) ..può essere tale solo chi ha il coraggio di emozionarsi, non chi ostenta non facendolo. Ognuno ha una propria sensibilità che varia da una persona all'altra, ma se si ha la fortuna di essere sensibili, credo sia un errore mostrare una cosa diversa, perchè significherebbe tradire se stessi...che uomo (o donna) sarebbe uno che tradisce perfino se stesso?
Ma vorrei fare un'ulteriore riflessione riguardo della genialità dei fuoriclasse ... .ovviamente è ciò che penso io, non è detto che sia condivisibile. Credo che le persone "normali" (quelle che insomma hanno bisogno di tutta una vita di esperienza per accedere a determinate valutazioni) abbiano l'unica limitazione di fermarsi e dare importanza alle cose tangibili. ....che si fondano appunto su un'esperienza che si può toccare con mano e che è determinata dalla fisicità "corporea" in senso stretto della persona.....……gli altri (i più sensibili,) hanno invece la fortuna di saper leggere l'anima che è a mio avviso il manuale dell'esistenza, il libro maestro della conoscenza della vita di ognuno di noi..... vien da sé che i secondi avranno inesorabilmente una velocità molto significativa nell'elaborazione dei dati.... bisogna stare tuttavia attenti a come si canalizza la sensibilità. ....perchè se ne ha paura, si rischia di arrivare a preferire il modello della "normalità" come modello più semplice di impostazione della vita....e ciò sarebbe un enorme spreco non solo per la propria personalità, ma anche della personalità della società stessa, della cultura e dell’arte.
Bisogna insomma avere il coraggio di leggere quel libro e saperlo leggere nel verso giusto. Il libro maestro lo abbiamo tutti noi, basta osservare i bambini in tenera età, ma dobbiamo stare attenti, crescendo, di continuare a sfogliarlo e controllare che non si sia messo al rovescio.......... ..perché sarebbe il primo passo di una successiva impossibilità di leggerlo e di averne paura! A meno che non si sappia leggere al contrario.
Giovanna di Lauro (Anna Voig)
mercoledì 3 marzo 2010
I grandi pianisti italiani: Riccardo Arrighini
(di Riccardo Barbi)
ale più affascinante al quale potessi mai assistere: - La fusione del linguaggio e dell'improvvisazione di tre secoli di storia della musica che prendeva forma poetica e letteraria attraversando la mente e le mani di un pianista unico che ho avuto la grande fortuna di conoscere a fondo. Come si potevano cucire e fondere i fraseggi, i ritmi, le forme, le risoluzioni armoniche, di tre secoli della musica scritta ed estemporanea per orchestre, per piccolo gruppo e per piano solo????!! Nel primo concerto che ho visto di Riccardo in trio (the young Band), esponeva le melodie di Puccini e di Vivaldi, conservandone l'armonia di base e la forza cantabile, poi creava vere e proprie mutazioni genetiche del fraseggio, prima in forma leggera, poi sempre più profonda da non sapere dove era inziato Puccini, Vivaldi e Chopin e quando era iniziata la penetrazione dell'anima ed estetica del blues, dello swing, del be-bop e delle forme più trasgressive di sostituzioni armoniche del jazz. Sono rimasto affascinato dai cambi di frase, che fra l'altro lui chiama ad alta voce, dall'alternanza dei suoi mezzi classici e jazz utilizzati per creare i rispettivi stati di quiete e di fuga. Mi viene ancora da sorridere ripensando al mio continuo stupore per il suo concerto "live", uno stupore che si ripete per ogni suo spettacolo e per ogni suo album.